Fattori E ed F: economie di scala e produzione a farfalla

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Tra qualche mese scopriremo che i conti di Fiat non saranno distanti dalle previsioni fatte da Marchionne.

Per ottenere ciò cosa cambia rispetto all’anno passato?

Innanzitutto l’impianto di Pomigliano d’Arco è stato completato ed ha un’ottima efficienza con previsioni per il 2012 di 188’500 nuove Panda (forse fin troppo ottimistiche) contro le 20’000 auto prodotte nel 2011 tra 159 e le prime Panda nuove. Il cambiamento a livello economico è notevole anche perché alla nuova versione si andrà ad aggiungere la vecchia generazione che continuerà ad essere prodotta in Polonia sia per i mercati dell’Est che per l’Europa con una produzione di 60’000 unità (e ritengo che sia sottostimata). A ciò si aggiunge la fine della produzione della vecchia Ypsilon a Termini Imerese e la cessione dell’impianto siciliano.

La vera rivoluzione, però, avviene con la commercializzazione della nuova Dodge “Dart”, questa berlina del segmento C costituirà la pedina fondamentale per far tornare i conti di Fiat in Europa, oltre ad averle garantito (come avevo preannunciato a fine dicembre) un ulteriore 5% di Chrysler. La berlina americana, infatti, è stata omologata per una percorrenza di oltre 40mpg (l’equivalente di 17 km con un litro di benzina) grazie all’utilizzo del cambio TCT e al 1,4 Multiair turbo da 170cv.

La Dart, che riprende un nome storico Dodge, è stata realizzata sull’evoluzione del pianale C-Evo adattato alle esigenze americane, cosa che ha portato ad un aumento di 4 cm in larghezza e 7 nel passo. La piattaforma è stata ribattezzata “C-US-Wide” in quanto rispetta anche le norme sui crash-test americani, così da farla sembrare anche più sicura in quanto ottempera entrambe le normative (che bella pubblicità sarebbe!).

Quest’auto permetterà a Fiat di avere una piattaforma del segmento C con volumi produttivi sufficientemente elevati da poter avere un margine operativo positivo (mentre fino ad ora è risultata essere in perdita con il pianale C e la sua evoluzione C-Evo) visto che si inserisce nel segmento che costituisce il 15% del mercato americano e il 25% di quello canadese.

Non bisogna poi dimenticare come questa nuova berlina dovrebbe sostituire la Dodge Caliber, auto non proprio apprezzata nel mercato americano nel quale vengono preferite proprio le berline. Se analizziamo le vendite nei soli Stati Uniti si può apprezzare il divario tra le 35’000 Caliber vendute nel 2011 contro le 230’000 Chevrolet Cruze. A quanto mi risulta non ci sono ancora previsioni di vendita ma stimo che saranno prodotte e vendute nel 2012 140’000 Dart data la forte personalità dell’auto. Un vero passo in avanti non solo per Chrysler, ma anche per Fiat che porrebbe le basi per tornare finalmente in attivo nel segmento C. Per fare un confronto Giulietta, Bravo e Delta insieme nel 2012 saranno prodotte per 140’000 unità, cosa che farebbe semplicemente raddoppiare le economie di scala sui componenti comuni come differenziali, cambi e, in parte, motori e pianale.
In più la versione Fiat della Dart sarà prodotta in versione semplificata anche in Cina, dove, anche in questo caso, le berline di segmento C vanno per la maggiore e i numeri permetterebbero a Fiat di incrementare ulteriormente il margine.

Al fattore “economie di scala” bisogna anche aggiungere l’F di “farfalla”, questo è il nuovo sistema produttivo introdotto per la prima volta a Pomigliano che permette la realizzazione sulla linea produttiva di vari modelli anche di diverse dimensioni. Ciò permette una elevata flessibilità delle linee produttive, cosa che permette di ridurre notevolmente la dissaturazione degli impianti.
Il concetto di flessibilità produttiva non è nuovo in Chrysler, infatti già da anni l’impianto messicano di Toluca riusciva a realizzare sulla medesima linea produttiva diversi modelli tanto che ora produce sulla medesima linea la 500 e la Journey/Freemont. Nel 2012 FiatChrysler estenderà questo concetto produttivo anche nell’impianto Jeep di Toledo North e successivamente anche agli altri stabilimenti.

L’importanza della flessibilità non è però nuovo neanche in Fiat, l’esperienza di Verrore per la realizzazione con i medesimi macchinari del cambio manuale C635 e della versione a doppiafrizione TCT ha sicuramente fatto scuola così come il famiglia B 1750 “turbobenzina” di Giulietta realizzato sulla medesima linea della versione diesel a Pratola Serra.

Enzo Ceroni – Hainz 25/01/2012


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7 Commenti

  1. Da non trascurare l’esperienza di FIat in brasile.
    Nello stesso stabilimento e vengono prodotte tutte le vetture commercializzate in Laam.

  2. Una domanda, come si puo’ parlare di economie di scala per componenti come cambi, differenziali, motori, ecc. prodotti per Giulietta,Delta,Bravo assemblate in Italia e Dodge Dart assemblate negli USA.
    Non penso che il gruppo Fiat abbia un solo fornitore o gruppo di fornitori per componenti comuni ma assemblati in luoghi cosi’ distanti tra loro.
    Comunque sempre forza Alfa!!

    • Economie di scala non solo a livello produttivo, ma anche di sviluppo. Per esempio se prendiamo il sistema di climatizzazione progettato per la piattaforma del segmento C e D il suo costo sarà spalmato sul doppio dei veicoli (ricordo una presentazione dell’ing.Wester che spiegò la riduzione delle famiglie di climatizzatori da 12 a 6 in pochissimi anni.
      Ovviamente poi ci sono i risparmi dovuto ad un maggior potere (dato da volumi doppi come in questo caso) nei confronti dei fornitori.
      Sempre forza Alfa, ma anche Lancia e Maserati!

  3. Sono d’accordo con te, nella progettazione può esserci un risparmio quando penso allo sviluppo di un componente, tengo conto su quali e quanti modelli possano essere montati. Ma non credo che si riesca ad utilizzare gli stessi fornitori per modelli assemblati di qua e di la dall’oceano.Esempio, la 500 assemblata in Messico, non penso che utilizzi componenti costruiti in Europa dallo stesso fornitore che fornisce lo stabilimento in Polonia, ma utilizzerà componenti simili costruiti in Messico o dintorni. Per tanto mi troverò, 2 fornitori che costruiscono lo stesso componente vanificando il teorico risparmio dell’aumentare dei volumi di vendita.

    • Anche i fornitori possono essere globali e avere stabilimenti dedicati per ogni continente così come l’intera produzione può arrivare per tutti dalla Cina.
      Rimanendo all’interno di FiatChrysler i motori diesel del Freemont sono prodotti a Pratola Serra nell’avellinese e spediti probabilmente da Genova arrivano in Messico dove vengono montati sulle auto che a loro volta vengono rispedite in Europa! Addirittura i motori diesel del Wrangler prodotti a Cento dalla VM Motori e nel periodo di Capodanno sono stati spediti via aereo per riuscire a coprire la produzione eccezionale di Capodanno decisa solo due settimane prima (di solito sono spediti via nave)

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