Fabbrica Italia – Il puzzle delle fabbriche

Articolo del febbraio 2011 presente in originale nel gruppo Hainz di google.


Prima di tutto vorrei rispondere a chi sostiene che Marchionne voglia spostare la produzione al di fuori dall’Italia, la realtà è esattamente opposta come dimostrato sia dagli investimenti già stanziati sia dal lungo braccio di ferro per Mirafiori. Il progetto “Fabbrica Italia” non è solo un nome, ma dietro ad esso vi è la volontà aumentare la produzione nazionale da 650’000 veicoli del 2010 a 1,4 milioni nel 2014, oltre all’incredibile scelta di riportare la produzione della Panda in Italia, quando tutti i competitors realizzano le utilitarie nell’Est Europa (anche Volkswagen).

Chi sostiene che Fiat non investa in ricerca vorrei ricordare la presenza del CRF a Torino e di Elasis nel napoletano, inoltre recentemente Fiat ha vinto un importante premio tedesco con il suo nuovo motore bicilindrico. A ciò si aggiunge il recentissimo acquisto del 50% di VM Motori come da me preannunciato, che permetterà di sviluppare ulteriormente i motori diesel e di acquisire ulteriore know-how. I sindacati, poi, hanno parlato dell’assenza di auto ibride e di investimenti in tal senso, anche io, forte sostenitore di questa tipologia di auto, sono convinto che non sia il momento giusto per investire pesantemente in tal senso, poiché le risorse sono limitate; preferisco un nuovo modello in più piuttosto che una versione ibrida che purtroppo ha ancora poco mercato (e funzione degli incentivi). Inoltre i segmenti che stanno ricevendo l’ibrido sono quelli superiori poiché vi sono maggiori vantaggi e maggiori margini. Perciò è comprensibile che Marchionne pensi di sviluppare tale sistema in America dove vengono pensate e prodotte le berline Chrysler, a ciò si aggiungono i forti fondi governativi promessi dall’amministrazione Obama.

Nell’articolo precedente Bilancio 2010 Fiat e strategie di Marchionne ho mostrato come sia importante che Fiat abbia una elevata cassa disponibile per poter arrivare al 51% di Chrysler e per poter realizzare nuove auto.
I detrattori di Fiat hanno accusato Fiat di un eccessivo immobilismo tecnico e dell’assenza di nuove auto. Eppure di base l’idea di Marchionne di non lanciare modelli durante un periodo difficile con una crisi economica forte non è sbagliata. Perché lanciare la nuova Panda quando la vecchia vende molto bene? Perché immettere sul mercato una nuova Ypsilon quando ci sono gli incentivi?
Ovviamente ci devono essere le dovute cautele ed eccezioni, perché le uniche auto che si possono non sostituire sono i modelli a senza eredi e quelli che resistono alla concorrenza. In questo modo i vecchi modelli sfruttano gli incentivi, mentre quelli nuovi modelli sfrutteranno l’effetto novità.
Come detto, però, ci sono modelli che a mio modo di vedere non avrebbero dovuto essere procrastinati come nel caso di Giulietta. La media Alfa avrebbe dovuto essere lanciata prima, ancora sulla scia degli incentivi 2009, a maggior ragione per le doti di bassi consumi (sia i diesel che il benzina 1,4 turbo sarebbero rientrati nei parametri degli incentivi). A ciò si aggiunge l’elevato invecchiamento della concorrenza come la serie 1 e l’Audi A3, mercato in cui una nuova e fiammante Alfa avrebbe potuto attingere.

Ma ciò che di fatto manca da tempo è un Suv medio che non è il grande Crossover Freemont e neppure una versione Fiat del fuoristrada Cherokee o Nitro, bensì un Suv come Rav4, CR-V.
E’ anche vero che ci sono Jeep Compass e il Patriot, peccato che questi oltre ad essere stati rinnovati solo ora non hanno la personalità per confrontarsi con i Suv da città descritti precedentemente.
I sindacati hanno parlato di mancanza di nuovi modelli, di nuove tecnologie e dicono che Marchionne dovrebbe farglieli vedere, eppure sulla presentazione di aprile ci sono tanto di codici dei progetti. Cosa importa se poi l’a.d. Fiat a Mirafiori anziché realizzare i monovolume compatti L0/L1 produce dei Suv, forse che gli operai hanno un minor lavoro se vengono prodotti i Suv? Forse potrebbe essere anche il contrario visto le possibili personalizzazioni e optional di questi ultimi. Inoltre vi è un vantaggio nel realizzare utilitarie (o affini) all’estero: si può contare sulla possibilità di vendere tali auto in quei mercati senza sovraccarichi di costi di produzione, trasporto e altro (tasse d’importazione). Spostando questi L0 ed L1 da Torino alla Serbia l’a.d. Fiat ha fatto sì che Fiat scegliesse la Turchia per la realizzazione della low cost Uno, così da entrare direttamente in un mercato da 90 milioni di persone, per non parlare di tutti i Paesi limitrofi.

Queste operazioni sembrano un puzzle come ho scritto nel titolo, ma rispondono alla necessità di poter lanciare più modelli possibili con risorse comunque limitate. Ed è anche qui la bravura di Marchionne e cioè nella finanza e nel reperire fondi e sovvenzioni per lo sviluppo di nuovi modelli da affiancare ai propri investimenti. E’ stato così per la Uno che inizialmente avrebbe dovuto essere prodotta in Serbia e per la quale il governo serbo ha stanziato 10’000€ per ogni assunto, detrazioni fiscali e i terreni per il nuovo stabilimento; quindi non lamentiamoci se anche l’Italia in passato ha sovvenziona il lavoro, così come oggi persino i liberali Stati Uniti hanno fatto con l’impianto Volkswagen a Chattanooga (Tennessee). L’auto, però, è stata dirottarla in Turchia così da poter essere prodotta dalla Tofas che, come ho raccontato recentemente, è una società mista tra Fiat, la famiglia Koç e il governo turco, facendo, quindi, pagare la realizzazione di tale auto per lo più a questi ultimi. Ha così “liberato” l’impianto serbo per i monovolume LO ed L1 che sostituiranno Musa e Idea con due versioni: a 5 e a7 posti a fronte di un investimento diretto di quasi 1 miliardo.

Ma Marchionne fa di più e fa qualcosa che non è mai stato fatto in Italia: porta in Italia la produzione di un’auto estera non per il solo mercato interno, ma quello di tutto il mondo. Con la vittoria dei “sì” a Mirafiori si è creato il presupposto necessario per avere una elevata produttività così da convincere i veri proprietari di Chrysler, il potente sindacato degli operai automotive WAU. Si è quindi creata una Newco costituita da Fiat e Chrysler nella quale confluiranno tutti (e dico tutti) gli operai di Mirafiori ed è stato stanziato l’investimento di oltre 1,4 miliardi di euro ripartiti probabilmente in 600 milioni da parte di Fiat in cambio di 130’000 Suv Alfa e il restante da parte di Chrysler per la realizzazione di 150’000 Suv Jeep. Marchionne tuttavia non si è limitato solo a ciò che sarebbe stato prodotto in questo stabilimento, ma ha anche specificato su quale base tecnica saranno realizzati e cioè il famoso pianale C-Wide che costituirà la base di tutte le future medio sia di Fiat che di Chrysler. Tali Suv prodotti a Mirafiori ed esportati in tutto il Mondo costituiscono il primo esempio di pianale FIAT veramente “globale” e cioè che rispetterà contemporaneamente le normative Usa ed Europee! Così Fiat e Chrysler avranno una piattaforma unica che permetterà ulteriori economie di scala, ma anche essere un’eccellente arma di marketing in quanto tali Suv rispetteranno due normative di sicurezza e, quindi, essere, almeno nelle pubblicità, più sicure!

Marchionne ha, quindi, una visione globale conscio che i più grandi gruppi mondiali nel 2010 hanno realizzato gran parte dei loro utili in Cina, negli Stati Uniti e nei paesi emergenti come il Brasile (quest’ultima sostiene tutto il gruppo Fiat da anni!!), ma anche che molti altri nuovi modelli arriveranno e saranno prodotti in Italia, modelli con più alto valore aggiunto e, quindi, più adatti ad essere costruiti in Italia dove maggiore è il costo della manodopera, dei terreni, dell’energia e le tasse!
Con tale prospettiva l’AD Fiat potrebbe scontentare coloro che volevano tutti i nuovi modelli in funzione delle esigenze europee. Qualcuno vorrebbe una media Alfa a trazione posteriore subito, ma non è il momento di investimenti al buio di enormi capitali con in più il rischio di arrivare tardi, meglio creare velocemente un’erede della sfortunata 159 a trazione anteriore e integrale leggera, agile, con buoni motori e con bassi consumi. Tale auto condividendo pianale, motori e componenti – ma anche, purtroppo, gran parte del comparto sospensivo con la futura sedan di segmento C di Dodge- potrà quindi avere un costo competitivo per Fiat.
Questa Dodge sempre su base C-Wide permetterà a Chrysler di entrare veramente nel segmento C affiancando la poco apprezzata Caliber, ma contemporaneamente anche a Fiat di ottenere un altro 5% di Chrysler in quanto percorrerà più di 17 km/l nel ciclo omologativo americano grazie al F.i.r.e. Multiair costruito in Michigan in versione turbo. Giulietta con tale motore rispetta i 40mpg richiesti (e cioè i 17km/l) anche se nel non nel più severo (e onesto) test omologativo americano, mentre con il cambio a doppiafrizione fa ancor meglio (45mpg e cioè 19,2km/l). Probabilmente quest’auto avrà una sorella che sarà Fiat e sarà realizzata a Cassino così da sostituire la Croma appena uscita di produzione.

A Melfi l’idea è di portare tutta la produzione del segmento B, ma si attenderà il 2013 per portare le nuove linee produttive della nuova MiTo che sarà anche a 5 porte e sul pianale dell’erede della Punto evo. Grande Punto, invece, potrebbe essere spostata nei nuovi mercati emergenti (io penso alla Serbia) per poter avere un prezzo più competitivo e non dover pagare dazi elevati (come per la Russia), così da svolgere il ruolo che fino ad oggi è riservato alla Punto Classic.
Ma i vantaggi di un partner come Chrysler è soprattutto nella presenza di tale azienda in segmenti complementari rispetto a Fiat così da poter completare la gamma.
Vi è ora la possibilità di realizzare modelli che, da soli, non starebbero in piedi economicamente come nel caso di un Suv Maserati. Nel 2003 si era visto il concept Kubang che non aveva avuto un seguito produttivo anche se Ferrari aveva sottoscritto con Audi una lettera di intenti per uno sviluppo congiunto. L’impresa per la sola Maserati e Ferrari era rischiosa anche se, come da me sostenuto all’epoca, se un marchio “particolare” come Porsche aveva avuto successo con il Cayenne perché Maserati non l’avrebbe dovuto avere? Tanto più che molti acquirenti del Cayenne non provenivano da 911. All’epoca vi era la possibilità di creare un pianale modulare a trazione posteriore/integrale, ma le menti erano chiuse intenti a guardare i bilanci e a non rischiare in quello che poteva essere la base delle Alfa e delle Maserati. Ora con Chrysler Maserati può senza troppi rischi realizzare un Suv partendo dall’ottima base della GranCherokee che non ha nulla della precedente e non ha niente da invidiare alle concorrenti più blasonate. Così, sfruttando le linee Jeep dell’impianto di Jefferson North di Detroit, si potrà avere finalmente un Suv italiano, ma che avrà un’anima italiana, modenese. Il motore, infatti, sarà un V8 di derivazione Ferrari come gli attuali V8 di Modena che, spero, verrà adottato per questo Suv (ma anche granturismo e Quattroporte) dotato anche di doppia turbosovralimentazione che tanto bene si abbina con l’iniezione diretta.

Un altro esempio di progetto che è diventato fattibile: la Thema. Fino ad ora una linea produttiva, un motore, un cambio e un pianale ad hoc per volumi così bassi (20’000 l’anno) sarebbe stato impensabile fino all’altro giorno oltre che un rischio enorme, così come era stato fatto con il progetto Thesis che contribuì a innescare la crisi. Ora, invece, si può declinare la nuovissima Chrysler 300 appena presentata in versione Lancia, che, costruita sulle medesime linee produttive canadesi, permetterà di avere un rischio nell’investimento limitatissimo, ma anche di avere finalmente un’ammiraglia italiana.
Ovviamente il problema di questa operazione “rebadging” è il come. Quattroruote ha spiegato come un abuso di tale politica possa essere sia positiva (Buick), come anche negativa. Quello che spero è che Fiat non si perda nei dettagli e cioè modificando ciò che dev’essere modificato. Un esempio è il frontale e il posteriore perché anche se i contenuti tecnici ci sono l’auto si compra perché piace e non perché per risparmiare 200€ su un acquisto di 45’000 si preferisce non modificare nulla.
Ma cosa succederà ora in attesa di tutte queste novità? Innanzitutto le quote di mercato di Fiat caleranno ulteriormente in questi mesi, non in modo preoccupante anche grazie alle azioni del nuovo arrivato Formica. Ci saranno, come detto, anche delle novità di derivazione Chrysler come nel caso della versione Lancia del monovolume GranVoyager, la 300C con calandra Lancia, ma prima arriverà il Suv/Crossover Freemont e prima ancora la nuova Ypsilon.

Concludo ricordando che anche solo un nuovo modello sbagliato può mettere a rischio non solo il lavoro di molti operai, ma anche mettere in difficoltà tutto il gruppo poiché i margini nel settore automotive sono veramente bassi, ma, al tempo stesso, necessita di capitali enormi! Perciò bisogna progettare e pianificare bene i lanci anche perché dal momento della progettazione alla produzione passano quasi 2 anni! La capacità di prevedere il mercato e i trend sono fondamentali. Un esempio è l’operazione Smart di Mercedes che ha pesato fortemente sui conti, ma che, d’altro lato, ora permette di ridurre la media dei consumi dell’intero gruppo.

Enzo Ceroni – Hainz 11/02/2011 ripubblicato il 19/09/2012

P.S. Recentemente Marchionne ha dichiarato che vi è la possibilità di spostare la sede di Fiat a Detroit nel caso l’azienda italiana si fondesse con Chrysler. Alle parole dell’a.d. Fiat hanno fatto seguito un polverone di polemiche smorzate dal presidente Elkann che ha corretto il tiro. Eppure, forse, le parole dell’a.d. non sono casuali e mostrano le intenzioni nel lungo termine.

Milano Finanza sottolinea come lo spostamento della sede di Fiat potrebbe avvenire solo con l’acquisto da parte di Fiat delle azioni di chi risulterà contrario a tale operazione; ciò comporterà un esborso da parte di Fiat valutabile in 4 miliardi. Eppure questa potrebbe essere una buona strategia per la proprietà che potrebbe effettuare prima un aumento di capitale con la scusa di sostenere la liquidità e il rilancio di Fiat così da ottenere soldi freschi e, allo stesso tempo, far scendere ulteriormente il titolo. Successivamente spostare le attività negli Stati Uniti acquisendo le azioni e, scalato Chrysler, raggiungere una quotazione decisamente più alta anche grazie al rilancio dei due marchi e ai risparmi ottenuti dalle integrazioni delle due società.
Perdonatemi per la mia fervida fantasia, ma da uno come Marchionne ci si deve aspettare di tutto!


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30 Commenti

  1. Per sapere come finirà bisognerà aspettare fine ottobre quando sarà presentato un nuovo piano industriale. Ma quello che verrà presentato andrà a sostituire quello di 2 anni fa o lo completerà? Riguarderà solo Fiat o anche Chrysler?

    • Sarà una revisione di quello presentato due anni fa in funzione del perpetuarsi della crisi economica che ha colpito per lo più l’Europa. Penso che riguarderà più che altro Fiat.

  2. concordo su quanto dicono i detrattori di FIAT su diversi punti, ma comunque ritengo che non bisogna generalizzare e attribuire tutte le pecche e mancanze dell’attuale gamma del gruppo all’attuale dirigenza. Ritengo invece che il primo a cui forse andrebbero imputate delle colpe sia Cesare Romiti (o chi per esso) che da metà anni ’80 a vanificato una serie di successi sportivi e commerciali sino a portare l’azienda quasi completamente in mano della GM a metà anni 2000.
    Poi ovviamente vedo un grande merito (e coraggio) nel riportare la produzione della Panda in Italia: il modello ormai più importante per il gruppo in Europa spostato da quello che è ritenuto uno dei migliori stabilimenti.

    • Il problema sulla gamma è dato anche da questa gestione, perché all’epoca, come ripeto da diversi anni, non lanciare nuovi modelli come la Bravo station o un remake della Delta Integrale? Un MPV medio che sostituisse la Multipla come il C-Max e un Suv medio che qualche anni fa vendeva come il pane e tuttora ha una sua nicchia?
      Romiti ha sicuramente differenziato il business, ma il problema è che all’epoca bisognava seguire Ghidella, con lui probabilmente oggi avremmo un’Alfa, una Lancia e una Fiat diversa.
      Su Panda vi è un pò di coraggio e di follia visto che il delta costo a Fiat è di 1800€ circa di cui la metà per i maggiori contenuti nell’auto e l’altra metà come costo produttivo (non so, però, se questo costo produttivo è dovuto all’ammortamento delle linee produttive). Peccato che poi all’acquirente italiano il fatto che la Panda sia costruita in Italia non importi più di tanto e quando procede nell’acquisto quello che conta è il prezzo.

      • beh, io degli anni ’80 ricordo per esempio il grande progetto tra FIAT e Saab per portare alla luce Croma, Thema, 164 e 9000: una più bella dell’altra, per di più la Thema dell’epoca penso sia stata l’unica ammiraglia che sia riuscita ad impensierire la triade tedesca (ai tempi forse Audi non si poteva ancora considerare a quei livelli).
        Ricordo alcune uscite ti Roberto Testore che a mio parere era da prendere a sberle, non di meno Cantarella. Il problema è che se commetti degli errori come azienda, per rifarti di quegli sbagli serve non il doppio, ma il triplo del tempo e dei modelli.
        Per la Panda: è tornata in Italia? ma nessuno ne parla… si sta più ad ascoltare un fabbricante di scarpe di lusso che parla di made in Italy quando la sua produzione è in Cina e Romania. Ora, o negli ultimi giorni l’Italia ha conquistato l’Est Europa e la potente Cina oppure qualcuno non ha bene idea di dove inizi e dove finisce l’Italia per parlare di made in Italy firmato Bucharest.
        Sono curioso di vedere a fine ottobre cosa succede con la presentazione del piano: è ovvio che investire in nuovi modelli oggi non è conveniente, dopotutto sia Opel che PSA che sfornano modelli ogni mese sono in grossa crisi (in U.S.A. continuano a pensare se sia veramente positivo tenersi Opel e con un impegno maggiore con PSA riuscirebbero anche rendere inutile la proprietà di Opel per salvaguardare una qualche posizione in Europa), ma allo stesso tempo credo che comunque qualcosa bisogna fare, non si può mica lasciare la gamma allo stato attuale per molto tempo, prima poi questa crisi finirà e non ci si può presentare all’appello alla ripresa con una Punto di metà anni 2000 etc… Mi auguro la conferma dell’accordo con Mazda e di una maggiore integrazione tra i due gruppi come anticipato da Marchionne stesso.

        • Il progetto Tipo4 era molto avanzato, peccato che partiva dal presupposto che la trazione anteriore avrebbe vinto la sfida con la trazione posteriore. In realtà la diffusione della trazione integrale, il miglioramento delle gomme e i sistemi di controllo uniti all’aumento delle dimensoni delle auto e dei pesi ha avvantaggiato sino ad ora le trazioni posteriori con motori longitudinale (non ha senso una trazione posteriore con motore trasversale), mentre in futuro non avranno così vantaggio.
          L’unica cosa positiva di Cantarella era la passione, così come Testore che però non aveva molta voce in capitolo (decideva ancora tutto Cantarella). E sotto di loro sono nate 156, Gt e 147 così come auto valide come la 166 ma che dovevano avere la trazione posteriore.
          Su Della Valle vorrei proprio capire la Sua produzione dove è dislocata (se hai qualche informazione in più inviamele via e-mail….).
          Io mi augoro un’alleanza con Mazda dopo la fusione con Chrysler e l’accordo per la produzione di modelli Mazda negli stabilimenti Fiat italiani per il mercato europeo. Sui modelli io penso che come in tutte le cose la verità sta nel mezzo e cioè bisogna andare sul mercato con prodotti che non ci sono nella gamma Fiat, mentre attendere il rinnovo per i modelli che comunque stanno vendendo bene o discretamente bene.

  3. Con Ghidella il gruppo sarebbe arrivato sul suolo americano allora non adesso. Ghidella era un ingegnere con ampie vedute strategiche e di marketing, fu fatto fuori dall’avvocato per il suo pupillo Romiti. Per ricordare Ghidella: fu il padre di uno, tipo, regata e croma se non sbaglio ecc.
    La gente quando va a comprare non pensa a dove viene prodotto il bene ma al prezzo purtroppo ci pensa dopo sparlando per i prodotti (cosa che fanno solo per Fiat) fatti fuori dai confini italiani.
    Speriamo che il nuovo piano non porti altre notizie negative ma qualche bella sorpresa.

    • Sicuramente era un ingegnere e questo ha aiutato molto, forse non aveva il carattere di Marchionne e si è vocifera che fosse stato allontanato da Agnelli su suggerimento di Romiti che aveva trovato qualche cosa di non troppo limpido (si parla della società che forniva le serrature della Uno). Bisogna però ricordare che da un lato Ghidella fu il primo a capire l’importanza del pianale e delle condivisioni, ma lui e i manager l’hanno apportato a tutti i marchi compresa Alfa Romeo. Inoltre Ghidella voleva fare un accordo con Ford.
      Sicuramente nelle altre nazioni dove e di che marchio è (nazionale o estero) è tenuto più in considerazione, non a caso siamo probabilmente il Paese più esterofilo.
      Non so che dire sul Piano di Marchionne, vedremo….

  4. Forse delle marachelle di Romiti non se ne sa nulla perchè nessuno ha cercato o voluto renderle “pubbliche”. Con Ghidella si sarebbe fatto decenni prima quello che ha fatto per esempio vw. Noi italiani nella maggior parte delle volte quando abbiamo la possibilità di essere precursori nel bene per un motivo o per un altro cambiuamo idea. Forse Romiti era più forte di Ghidella a livello “politico” aveva maggior appeal per l’avvocato.
    Mandar via un ad/ing del calibro Ghidella per un motivo futile come sembra quello da te citato mi sembra un pò fuori dal mondo anche perchè poi lo si sostituisce con uno come del valore di Romiti. Purtroppo per me ilpiano che sarà notificato a fine ottobre farà pulizia di modelli, e come detto dai vertici del lingotto saranno oculati, quindi un modello qui un modello la e poi niente? Comunque la crisi finirà e dato che siamo praticamente al decimo mese del 2012 si dovrebbe iniziare lo sviluppo dei modelli dato che per un modello servono 18/24 mesi per commercializzarlo. Entrola data del nuovo piano sicuramente verrà ratificato l’accordo con Mazda.

    • In realtà Ghidella era il pupillo dell’avvocato tanto che gli aveva promesso metà della Ferrari….
      Il motivo per cui hanno allontanato Ghidella non è proprio futile (un pò come insider trading) e penso che Romiti avesse dalla sua parte anche la politica.
      Anche io spero che si inizi a pensare a nuovi modelli per la ripresa (e quindi ovviamente spero nella ripresa), ma posso dire che i tempi per un modello ricavato dalle varie piattaforme in uso è molto ridotto.

  5. Ghidella non era certo il purista alfista, ma se ci fosse stato lui, non riconosceremmo le lancia e le alfa di oggi con quelle che avrebbe avallato lui. Fu espulso con quella scusante, e non è una voce, romiti fece e difece diverse volte, ma la verità che la sua incompetenza è costata cara alla gruppo fiat, e sigh, a lancia ed alfa. Ghidella era per il polo lancia-alfa, poi si riprovò con quello maserati-alfa, ma niente da fare in FIAT, non hanno la minima idea di cosa sia il prodotto auto. Di queste due persone si parla qui, l’ho letto bene e sono tutt’altro che voci. Sta scritto dovunque che romiti era incapace di gestire la cosa, e di certo non si può nè si deve mettere a capo di un gruppo diversificato come la fiat la stessa persona, romiti. ERRORI su ERRORI, siamo in italia, non c’è da stupirsi.

    A questo link si parla per bene di romiti e ghidella e di quel periodo che segno la fine di fiat:
    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=366982416707083&set=a.272067759531883.62660.148291385242855&type=3

    • Per me fare il polo Alfa-Maserati era la cosa giusta. E immagino che l’ingegnere di Vercelli volesse altrettanto bene a Lancia che oggi Audi non esisterebbe perché vi sarebbe una Lancia ancor più forte di quella che è ora Audi.

  6. Senza offesa, ma marchionne e fiat in questi anni hanno fatto 1000 cose sbagliate e 3 giuste, quindi non c’è difesa possibile, potremmo parlare per ore.

    • Peccato che ammettendo che abbia fatto 3 cose giuste due di quelle hanno permesso a Fiat di sopravvivere e cioè salvato dal fallimento con l’accordo di uscita da GM e l’accordo per l’acquisizione a parametro zero della Chrysler.

  7. Letto il link, cosa da pazzi, Bmw poteva essere italiana, sapeva della Volvo ma di Bmw e Chrysler no. I raccomandati si sono sempre fatti strada a scapito di chi sa fare. Con Bmw si poteva benissimo fare economia di scala con Alfa Romeo. Valletta e Ghidella i top manager di Fiat, Marchionne lo è per altri versi.
    Non oso pensare se Fiat avesse acquisito Bmw, Volvo e Chrysler e fosse stata guidata da persone capaci quali Ghidella cosa sarebbe diventata.

  8. Ultimi rumors danno 110 tagli da effettuarsi tra i 550 managers di cui 100 solo in Italia. Vorrà snellire il potere decisionale gravando i restanti di maggiori incarichi come giusto che sia.

  9. Il quartier generale Chrysler può contenere 10000 persone, questo limite è stato raggiunto da qualche mese, ma Marchionne ha detto che continuerà ad assumere affittando/comprando edifici vicini. Se questi managers non sono capaci ben vengano i licenziamenti.

  10. Ragazzi vi posto uno stralcio di un articolo preso su tgfin a me ha fatto “battere il cuore”:
    Fiat rilancia l’Alfa negli Usa con un super motore Maserati/Ferrari.

    • La Giulia di cui si parla è una berlina di segmento D a trazione anteriore/integrale, una sorta di 159 in grande con l’aggiunta del rinnovato motori 4 cilindri 1750 turbobenzina in allumnio e V6 benzina turbo (e forse diesel) “Alfa/Maserati” realizzato a Modena partendo dal basamento Pentastar (ma con il quale NON ha nulla a che fare). A questa, penso si debba aggiungere l’ammiraglia Alfa di cui Marchionne ha parlato al salone di Parigi. Vedremo se saranno belle e valide, io penso che l’ammiraglia possa esserlo, così pure anche la Giulia, ma il problema per quest’utlima potrebbe essere che sarà troppo grande per noi europei, mentre per gli americani sarà troppo poco sportiva non avendo la trazione posteriore (stesso motivo per cui non è stata apprezzata la seppur validissima Acura RL con trazione anteriore/integrale con differenziale posteriore attivo SH-AWD)